Test: Conosci le tradizioni e le maschere di Carnevale in Italia?

1 Qual è l’attuale inno del Carnevale di Viareggio?

A Sultane nammurate
B Coppa di Champagne
C La bella vita

   2 A quale scopo, a Venezia, veniva utilizzata la maschera del ‘Tabarro’?

A Per compiere fughe amorose
B Per nascondere armi
C Per portare lettere alla Bocca della Verità

  3 Con quale altro nome vengono chiamati i ‘cenci’, tipici dolci toscani?

A Monachine
B Pivelline
C Donzelline

4 La ‘Gnaga’ è una maschera tipica di:

A Viareggio
B Venezia
C Napoli

  5 Inizialmente cosa rappresentavano le maschere di Carnevale?

A Personaggi di fantasia
B Rappresentazioni del re e di uomini e donne di corte
C Defunti

   6 Quale, tra questi festeggiamenti carnevaleschi, è il più diffuso in Italia?

A La battaglia delle arance
B La corsa dei tori
C Il processo del Carnevale

  7 Il dottor Balanzone è una maschera tipica di:

A Venezia
B Bologna
C Roma

  8 Dove si svolge la lenta e danzata processione dei ‘Mamutones’?

A In Campania
B In Sicilia
C In Sardegna

  9 A quando risale la prima sfilata dei carri di Viareggio?

A 1548
B 1699
C 1873

 10 Arlecchino è una maschera tipica di:

A Venezia
B Bergamo
C Napoli

11. Qual è la tipica maschera veneziana?

A Brighella
B Bauta
C Pantalone

  12. In principio, in che giorno iniziava il Carnevale veneziano?

A Il giorno di Natale
B Il giorno di Santo Stefano
C Il giorno dell’Epifania

  13. Pulcinella è una maschera tipicamente:

A Romana
B Napoletana
C Veneziana

  14. Da cosa deriva il termine ‘Carnevale’?

A Da ‘carne levare’
B Da ‘cornevus’, tipico strumento musicale utilizzato dai romani                                                                    C E’ una parola inventata

SOLUZIONI

1. Nel 1921 a Viareggio si cantò la prima canzone ufficiale, la Coppa di Champagne, diventata, da quel momento in poi, l’inno del Carnevale di Viareggio.

2. Il Tabarro era, spesso, utilizzato per nascondere armi proprio per questo vennero emanati molti decreti per impedire alle maschere di utilizzare il mantello per scopi non proprio ortodossi e soprattutto pericolosi.

3. I dolci tipici toscani per il Carnevale sono i cenci, chiamati anche ‘Donzelline’ o ‘Nastrini di monache’. La preparazione avviene con farina, zucchero, lievito e insaporite con il Vin Santo.

4. La Gnaga è una tipica maschera venezia che è indossata dagli uomini per impersonificare figure femminili.

5. Un corteo di maschere faceva parte delle celebrazioni di carnevale ed erano fantasmi o anime di morti che stranamente rassicuravano la gente perché offrivano la protezione ai vivi e al raccolto.

6. Il ‘Processo del Carnevale’ è tra i festeggiamenti carnevaleschi più diffusi, infatti lo ritroviamo in molte regioni italiane. La forma più usuale è quella del fuoco, ovvero la messa al rogo del fantoccio di Carnevale che troviamo in tantissime località.

7. Il Dottor Balanzone è originario di Bologna. E’ una maschera della Commedia dell’Arte che rappresenta, in chiave satirica, il tipo del giurista e cioè il dottore.

8. In occasione del Carnevale, in alcune zone della Sardegna, si svolge la lenta e danzata processione dei Mamutones. Il volto è coperto da una tipica maschera nera intagliata nel legno. Il loro costume è composto dal corpetto rosso, completato da calzoni bianchi. La sfilata dei mamutones si svolge per le vie del paese.

9. La sfilata di carri a Viareggio è una tradizione che risale al 1873, quando alcuni ricchi borghesi decisero di mascherarsi per protestare contro le tasse.

10. Arlecchino nasce in uno dei quartieri più poveri di Bergamo. E’ tra le maschere più conosciute e rappresenta un servo in cerca di una vita migliore.

11. La Bauta, la tipica maschera veneziana, si diffuse nel ‘700. E’ una mantellina o cappuccio di merletto, pizzo o reticolo che copre la testa e le spalle. Sul viso si usa una mascherina di seta, velluto, tela o cartone e in testa un tricorno (cappello a tre punte) nero. Infine occorre un mantello in seta o panno nero o rosso e a scelta ornato con galloni e nastri. La Bauta non doveva essere troppo particolare o personalizzata, perchè deveva garantire l’anonimato.

12. Il giorno di Santo Stefano ha sancito, per decenni, il giorno di inizio dei festeggiamenti di Carnevale che continuavano fino a Martedì Grasso.

13. Pulcinella è una maschera tipicamente napoletana. La maschera di Pulcinella come la conosciamo oggi, è stata inventata ufficialmente a Napoli dall’attore Silvio Fiorillo nella seconda metà del Cinquecento.

14. La parola Carnevale deriva dal volgare e significa ‘Carne levare’ riguardo al fatto che con il carnevale si indicano i festeggiamenti, che precedono l’inizio della Quaresima quando poi è vietato mangiare carne.

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