Etruschi e Toscani

Son vissuto per 11 anni in Toscana, ma prima e dopo ho visitato la regione parecchie altre volte. In virtù di tale mia buona frequentazione di questa terra ritengo di aver acquisito una discreta conoscenza dei Toscani, tanto da essere in grado di esprimere un mio parere su di loro: i Toscani – ovviamente mi riferisco a quelli forniti di una sufficiente cultura umanistica e storica – non hanno un vero e proprio orgoglio nazionalistico rispetto alla civiltà etrusca; rispetto alla quale anzi mi sembra di avere registrato in loro un notevole distacco umano e culturale. Ecco, vorrei insistere su questo distacco o su questa frattura, che mi sembra di aver registrato tra gli odierni Toscani e gli antichi Etruschi, quelli che nel passato hanno abitato la Toscana, buona parte dell’Umbria e il Lazio settentrionale.

E mi sembra pure di intravedere che tale distacco o tale frattura abbia come suo fondamento quattro differenti fatti storico-culturali, i quali sono caratterizzati da una forte connotazione negativa e i quali mi sembra che operino fortemente sui Toscani odierni, sia pure al solo livello di fattore inconscio.

Innanzi tutto il fatto che, rispetto a quell’elemento essenziale e caratterizzante di ogni cultura e di ogni civiltà che è la lingua, anche da parte di Toscani di elevata cultura umanistica e storica mi è capitato di udire che «la lingua etrusca è tutta un mistero, è una autentica Sfinge, la quale attende ancora di essere “decifrata” tutta da capo».

In secondo luogo mi sembra che pesino ancora, sul concetto che i Toscani si fanno degli Etruschi, i giudizi fortemente negativi che numerosi autori greci hanno tramandato nei loro scritti: essere gli Etruschi pirati e per di più ferocissimi, essere i loro costumi molto corrotti, soprattutto quelli delle loro donne.

In terzo luogo pesa negativamente la nomea che gli Etruschi si sono guadagnati in epoca moderna, di esser un popolo che aveva una visione molto lugubre della vita, come sarebbe dimostrato da certe raffigurazioni pittoriche che compaiono nelle loro tombe.

Infine di certo pesa negativamente sul concetto che i Toscani si sono fatti dei loro antichi conterranei Etruschi il problema o il nuovo “mistero” della loro “fine ultima”. «Come sono finiti gli Etruschi di fronte all’avanzata e alla conquista della loro terra da parte dei Romani?». E la risposta implicita a questa domanda non poteva che essere analoga a quella relativa alla “fine della lingua etrusca”: come la lingua etrusca è scomparsa totalmente dalla storia, lasciandoci come eredità solamente una Sfinge impenetrabile, così la nazione etrusca è scomparsa totalmente dalla storia di fronte all’incalzare della civiltà di Roma. Dunque “morte totale” per la etnia etrusca, esattamente come c’è stata “morte totale” per la lingua etrusca. E si comprende abbastanza facilmente perché i Toscani in generale non siano spinti a simpatizzare o almeno a sentirsi eredi diretti di un popolo, che, come quello etrusco, è stato bollato dalla storia con un fallimento totale della sua lingua, della sua etnia e della sua civiltà.

Dunque, con questi “precedenti storico-culturali” così fortemente negativi ce n’è a sufficienza per determinare e per spiegare il distacco o la frattura che a me sembra di aver constatato fra i Toscani odierni rispetto ai loro antichi conterranei Etruschi.

Eppure quei “negativi precedenti storico-culturali”, che di fatto fanno ancora capolino soprattutto in libri di larga divulgazione editoriale, non sono altro che autentici “luoghi comuni”, anzi autentici “pregiudizi” che sono quasi completamente privi di reale fondamento storico.

È un grosso e grave pregiudizio quello secondo cui «la lingua etrusca sarebbe tutta un mistero, una autentica Sfinge, la quale attenderebbe ancora di essere “decifrata” tutta da capo». La lingua etrusca invece non è affatto un “mistero”; di essa abbiamo ormai numerose certezze scientifiche ed inoltre della massima parte delle circa 10 mila iscrizioni è stata già fatta la traduzione, mentre per quelle più lunghe e più difficili di anno in anno i linguisti stiamo scoprendo il loro finora nascosto significato. E non è neppure vero che della lingua etrusca non sia rimasto proprio nulla nel patrimonio culturale della civiltà occidentale: i linguisti stiamo sempre più dimostrando che numerosi vocaboli etruschi sono entrati nella lingua latina, per cui praticamente sono entrati anche nel circuito della cultura mondiale; e si tratta talvolta di vocaboli che sono stracarichi di valenza semantica e culturale, come miles, mundus, persona, populus, radius, satelles, ecc.

In secondo luogo la nomea che gli Etruschi avevano di essere pirati e per di più ferocissimi va presa con la massima cautela, dato che proviene da autori greci, che erano fortemente prevenuti rispetto agli Etruschi, i quali hanno conteso a lungo e con successo ai Greci il primato commerciale sui mari. D’altronde per gli storici moderni è un dato ormai pacifico che nei tempi antichi commercio e pirateria si fondevano e confondevano dappertutto, per cui anche fra i Greci la pirateria era frequentissima, con in testa quella del loro prode eroe Ulisse.

Circa poi la diceria secondo cui gli Etruschi e soprattutto le loro donne avevano costumi molto corrotti, non è difficile intravedere che essa aveva il suo fondamento sul fatto, sicuramente acquisito dagli storici moderni, che la donna etrusca aveva raggiunto un grado di emancipazione molto elevato, neanche lontanamente paragonabile a quello della donna greca ed anche di quella romana. Ed è cosa notissima che, anche da parte di popoli moderni che non conoscono la emancipazione femminile, questa viene considerata “corruzione” di quei popoli che invece la conoscono e la attuano.

Ed è un’altra grossa fandonia che gli Etruschi avessero una visione molto lugubre della vita, come sarebbe dimostrato da certe raffigurazioni pittoriche che compaiono nelle loro tombe, perché accanto e di contro a queste raffigurazioni ne esistono altre che invece dimostrano che gli Etruschi avevano una concezione molto gioiosa della vita, la quale talvolta raggiungeva i termini dell’edonismo più sfrenato.

C’è infine il problema o il secondo “mistero” della “fine ultima” che avrebbero fatto gli Etruschi di fronte alla conquista dei Romani, che però non è affatto un “mistero” e non è neppure un “problema”, ma è senz’altro uno pseudoproblema.

Esclusa forse la città di Veio, la prima conquistata dai Romani, noi non abbiamo notizie storiche di distruzioni totali di città etrusche da parte dei vincitori e del genocidio delle rispettive popolazioni. Questo ci induce a ritenere che anche dopo la conquista romana la grandissima parte della popolazione etrusca continuò a vivere pacificamente nelle rispettive città. Per la classe dirigente o patriziato etrusco invece abbiamo addirittura notizie molto significative: molti patrizi etruschi entrarono a vele spiegate nel patriziato romano e finirono col fondersi con esso. Questa fusione dei due patriziati – dimostrata chiarissimamente dal fatto che molti gentilizi etruschi corrispondono ad altrettanti romani e viceversa – fu favorita dal fatto che il patriziato romano aveva di certo dalla sua parte il primato militare e quello politico, ma quello etrusco aveva il primato economico e quello culturale.

E la superiore cultura del patriziato etrusco ebbe conseguenze enormi sulla cultura di Roma: gli Etruschi insegnarono ai Romani a scrivere, passandogli il loro alfabeto; gli passarono anche molte credenze religiose (sia sufficiente ricordare che della Triade capitolina soltanto Giove era propriamente romano, mentre Giunone e Minerva erano etrusche) e molte usanze militari, compreso il rito del trionfo, il fascio ed il cosiddetto “saluto romano”.

D’altra parte è carico di grande rilevanza storica il fatto che la dinastia etrusca dei Tarquini ha regnato a Roma per più di un secolo. E lo stesso nome di Roma o Ruma era quasi certamente etrusco, indicando la «mammella» o l’«insenatura» che il Tevere fa di fronte all’Isola Tiberina. La stessa leggendaria fondazione di Roma sarebbe stata effettuata secondo il “rito etrusco”. Inoltre le più antiche iscrizioni che sono state rinvenute a Roma non sono in lingua latina, ma sono in lingua etrusca…

Nell’antica Etruria dunque non c’è stata nessuna rottura totale, né antropica né culturale, come effetto della conquista romana della zona. Certamente una rottura c’è stata rispetto alla lingua etrusca, la quale finì con lo sparire del tutto o quasi del tutto di fronte alla lingua latina; ma questa rottura linguistica non si caratterizzò anche come una rottura antropica e culturale.

La conclusione ovvia di queste considerazioni è che la civiltà toscana non è altro che la normale e pacifica prosecuzione della civiltà etrusca. (Perfino la famosa «gorgia», quella che distingue in maniera caratteristica il parlare dei Toscani da quello di tutti gli altri Italiani, è derivata, secondo il giudizio della maggioranza dei linguisti, dalla lingua etrusca).

Questo punto di vista è stato sostenuto da quello che io ritengo essere il più acuto storico della civiltà etrusca, il francese Jacques Heurgon, autore dell’opera Vita quotidiana degli Etruschi (Milano 1967, II ediz.), che a mio avviso, è la migliore presentazione che sia stata mai fatta dell’intera civiltà etrusca. Ebbene l’Heurgon lo dice a chiare lettere che la grande civiltà toscana dei Comuni, la grande civiltà toscana del Rinascimento, ecc. sono la esatta prosecuzione della antica civiltà degli Etruschi. Personaggi come Dante, Giotto, Petrarca, Brunelleschi, Lorenzo il Magnifico, Cellini, Machiavelli, Galileo, ecc. sono – secondo l’Heurgon – gli eredi diretti di quelli Etruschi che ci hanno dato le magnifiche raffigurazioni pittoriche delle tombe di Tarquinia e le stupende opere plastiche dell’Apollo di Veio, degli Sposi del sarcofago di Villa Giulia, dell’Arringatore di Firenze, della Chimera di Arezzo, dei cavalli alati di Tarquinia, del Bruto Capitolino, ecc. A mio fermo giudizio, la citata opera di J. Heurgon, che ormai risulta pubblicata in Italia in edizione economica, dovrebbe essere messa nelle mani di tutti i ragazzi ed adolescenti della Toscana, dell’Umbria e del Lazio settentrionale, affinché acquistino la esatta consapevolezza ed il giusto orgoglio della storia della loro terra e della loro civiltà.

Ai Toscani tutti non dovrebbe sfuggire una circostanza che interessa la loro terra in maniera eccezionale rispetto alle altre di tutto il mondo: la Toscana, con le zone contigue dell’Umbria e del Lazio, è la terra nella quale si è affermata ed è perdurata senza interruzione per circa tre millenni, sia pure con varie tonalità a seconda dei vari periodi e momenti storici, una civiltà che ha raggiunto i più alti livelli rispetto a quella di tutti gli altri popoli contemporanei. Mi sembra di poter dire con tutta tranquillità che questo grandioso fenomeno storico-culturale si è affermato in altre due sole regioni dell’intero pianeta: l’antico Egitto dei Faraoni e dei Tolomei e la Roma dei Cesari e poi quella dei Papi.

Concludo dicendo che i Toscani hanno il preciso dovere ed anche il grande interesse a caricarsi dell’orgoglio nazionale di essere gli eredi diretti degli antichi Etruschi. Nulla da vergognarsi infatti hanno i Toscani dei loro progenitori antichi, mentre moltissimo da guadagnare hanno dal ritornare consapevolmente alle loro antiche origini, anche al fine di trarne gli auspici per il loro futuro.

 Tratto da Etruschi, Pittau.

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