Fiori a Bali

A Ubad, una cittadina balinese con un passato principesco e un presente artistico, situata sulle colline di Bali a circa due ore di automobile dall’Aeroporto Internazionale, si era celebrata una cerimonia in uno dei numerosi templi. Non c’era nulla di strano in questo. Cerimonie celebrate nei templi, con le loro danze solenni, la loro musica gamelàn, i loro wayang kulit, spettacoli di pupazzi ombra basati sul Mah-ābh-ārata e sul R-ām-āya-na che durano sino a notte fonda, sembravano susseguirsi in un flusso costante, in uno schema parallelo e continuo di semina, crescita e raccolta del riso, un processo che non conosceva stagioni, e non aveva scadenze fisse di semina o di raccolto. Infatti lo straordinariamente complesso schema di canali fatti dall’uomo conduce l’acqua di irrigazione giù dalle montagne fino alla costa alcune volte lungo piccoli acquedotti in legno che passano sopra le strade, e che altre volte compiono invece spettacolari curve mentre scendono giù dalle valli del paesaggio tropicale portando un variabile ma costante approvvigionamento agli innumerevoli campicelli lungo il loro percorso in una notevole testimonianza di organizzazione umana.

Preparandosi per la celebrazione le donne impiegano ore a creare offerte multicolore sottoforma di torte di riso cotte, di frutta e fiori, tutti doni vegetali che vengono disposti a formare un’alta, elegante piramide su un vassoio che portano sulle loro teste da casa al tempio. Nella cerimonia stessa il bramino faceva delle offerte, mettendosi un fiore dietro l’orecchio in segno di consacrazione al dio. Quando le offerte erano state depositate, venivano recitate agli dei preghiere accompagnandole con incenso e fiori, soprattutto la calendola, che, si reputa, porti le parole sino alle divinità. Alla cerimonia a cui ho partecipato a Ubad, le donne, che si trovavano dalla parte anteriore del tempio, prima furono benedette aspergendole con l’acqua santa (tirta) sulla cui superficie galleggiavano delicatamente dei petali, poi dopo aver strappato i petali dei fiori che tenevano in mano, esse li lanciarono in direzione dell’altare, per tre volte in tutto, una volta per Nrahma, una volta per Visnu e una volta per Śiva.

Questa offerta di cibo è detta mante, e corrisponde allo slametan o “festa della comunità”, che si può compiere per celebrare, migliorare o santificare quasi ogni tipo di ricorrenza; sono sempre presenti incenso e cibo speciale, compresi piatti di riso variamente colorato e foggiato. Un semplice slametan al santuario di mBah Buda, Nonno Buddha, consiste in cibo incenso e fiori; il guardiano del santuario riceve in consegna il cibo, brucia l’incenso e pone i fiori sul capo di Ganesa, il dio indù dalla testa di elefante. Poi raccoglie alcuni vecchi fiori dal sacrario, li impacchetta e li consegna a chi ha portato delle offerte, perché se li porti a casa, li mescoli all’acqua e poi li beva. Sia il riso sia i fiori possono essere acquistati al mercato per questo scopo. Le transazioni che si svolgono al mercato sono considerate parte del culto.

Tali offerte, come per esempio la grande piramide di riso, sono assai più elaborate nelle cerimonie per le nascite, ai matrimoni invece sono i fiori che diventano importanti. Prima delle nozze vere e proprie, la sposa viene fatta sedere di fronte a una camera da letto cerimoniale e sua madre compie il rito del seppellimento del kembang majang, i fiori in fiore.

Questa grande pianta composita è formata da un tronco di banano che funge da stelo e da fiori fatti con foglie frastagliate di vari alberi, avvolti in rami verdi di cocco, e simbolizza la verginità della rosa e dello sposo. Vengono anche usate molte altre piante. Per il matrimonio tradizionale la sposa è vestita come una principessa, la sua casacca è adorna di fiori; e tre collane d’argento o di fiori le scendono sul petto. Anche lo sposo è addobbato con fiori, e alla sua cintola è fissato un grande kris (pugnale) coperto di fiori, una voluta simbolizzazione del fallo. La sposa gli lava i piedi in acqua di fiori in segno del rispetto che gli porta.

I fiori sono largamente adoperati in Oriente per profumare l’acqua che può poi essere adoperata per rinfrescare il corpo o il palato. Essi inoltre decorano i capelli delle danzatrici, talvolta con una corona di metallo o anche con fiori in metallo. Ma a parte la decorazione del corpo, e a parte il loro ruolo nelle cerimonie, i fiori svolgono un importantissimo ruolo nell’arte indù, buddista e anche in alcune arti musulmane come pure nella decorazione della casa e del tempio, dove petali di fiori sono sparsi in ciotole d’acqua.

A Bali queste offerte agli uomini e agli dei non consistono nel raccogliere fiori selvatici multicolori da prati e boschi, benché ne esistano molti nell’Asia tropicale. I fiori infatti vengono coltivati intorno alle case per offrirli agli dei, non solo in ricorrenze pubbliche nel tempio, ma anche nei sacrari privati in casa dove il loro impiego è più religioso che decorativo. Le piante sono coltivate in piccoli appezzamenti in gran parte adibiti a una particolare coltura specialistica comprendente ciò che noi chiameremmo erbe e spezie (tra queste la pianta della vaniglia è appariscente come un rampicante). E sono coltivate per offrirle agli dei, come la musica, la danza e il teatro nella celebrazione al tempio, per attirare gli dei giù sulla terra ad aiutare il genere umano. Il frangipani (Plumifera acutifolia) e il gelsomino comune sono soprattutto richiesti per offerte rituali e dei ragazzini raccolgono i fiori al mattino presto per venderli. Sulle montagne esiste anche una coltivazione commerciale di calendole, che piacciono molto a causa del loro intenso colore, della loro robustezza e durata. Ogni mattina vengono portate a valle su camion per essere vendute, proprio come nei mercatini indiani.

Tratto da La cultura dei fiori, Goody.

 

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