I templi megalitici dell’arcipelago di Malta

LE ISOLE DEI MEGALITI

Le prime notizie dei monumenti maltesi risalgono al XVI secolo, ma i primi scavi vennero effettuati nel XIX secolo, purtroppo senza lasciare una documentazione accurata. L’importanza dell’architettura megalitica di Malta fu rivelata al mondo scientifico negli anni Cinquanta del Novecento dall’archeologo inglese John Evans anche se la loro reale antichità sarà stabilita solo vent’anni più tardi, grazie all’utilizzo delle datazioni radiocarboniche calibrate. Le ricerche più recenti, che vedono l’apporto di missioni archeologiche inglesi, francesi e italiane in collaborazione con le autorità maltesi, tendono da un lato a preservare e restaurare i complessi monumentali e l’ambiente circostante, dall’altro – con programmi di ricerca e scavo – puntano a mettere in luce monumenti e periodi meno documentati ampliando le conoscenze del già ricchissimo patrimonio archeologico.

INTENSI SCAMBI CULTURALI

Le isole di Malta e Gozo conservano i resti monumentali di templi, costruiti con la tecnica megalitica, che rappresentano un unicum nella storia dell’architettura e costituiscono una delle più antiche testimonianze europee di edifici con destinazione sacrale. Il complesso di Ggantija nell’isola di Gozo e quelli di Mnajdra e Hagar Qim a Malta rappresentano gli esempi meglio conservati della fase più antica, databile tra il 3600 e il 3200 a.C. A Ggantija alcuni dei megaliti impiegati nella costruzione sono di enorme peso e dimensioni. Nuovi edifici templari si aggiunsero ai precedenti nel periodo successivo, denominato di ‘Tarxien’, dal complesso più importante così denominato costruito in questo periodo sull’isola di Malta. Il loro uso si protrasse fino alla metà del III millennio a.C. Successivamente a questa data cessa l’utilizzo religioso dei templi e l’area del tempio di Tarxien divenne sede di una necropoli.

Tarxien.jpg

I templi megalitici, anche se i più rilevanti, non sono gli unici resti che testimoniano l’intensa occupazione delle isole in età preistorica; scavi più recenti hanno messo in luce anche l’esistenza di un’architettura domestica ad essi contemporanea, con abitazioni di pietre a secco e mattoni crudi. I resti più antichi indicano che l’arcipelago fu colonizzato, intorno alla metà del VI millennio a.C., da coltivatori neolitici che avevano stretti legami con le comunità stanziate sulle coste della Sicilia.

LA DEA DELLA FERTILITA’

Tra i numerosi templi che si conservano, meritano di essere ricordati i due complessi distanti tra loro circa 500 metri di Mnajdra e di Hagar Qim.

Mnajdra.jpg

In entrambi i casi si riconoscono i caratteri comuni ai templi maltesi: facciata concava formata da grandi blocchi talvolta accompagnata da una banchina e ambienti lobati, aperti su un intricato sistema di corti e corridoi; ciascun tempio però è dotato di sue peculiarità e soluzioni architettoniche.

Hagar-Qim.jpg

Hagar Qim Fertility Goddess.jpg

A Hagar Qim sono state rinvenute numerose statuine, raffiguranti un personaggio femminile identificato come la divinità venerata nel luogo, importanti per la ricostruzione del pantheon preistorico. Le camere, che in origine dovevano essere coperte da tetti di materiale deperibile o da lastre di pietra, conservano altari di pietra presenti anche nei vani di passaggio tra le stanze.

Numerosi sono i resti che testimoniano sacrifici di animali, tra i quali notevole è il caso del tempio occidentale di Tarxien dove un altare a forma di vasca era colmo di ossa di animali e conteneva, in un piccolo vano protetto da uno sportellino anch’esso di pietra, un coltello di selce utilizzato per i sacrifici. Sempre in questo tempio si conservano i resti di una statua femminile di divinità, che in origine doveva essere alta circa due metri.

Tarxien goddess..jpg

Il monumento ipogeo di Hal Saflieni, con funzione funeraria e rituale, fu utilizzato per circa mille anni a partire dalla metà del IV millennio a.C. La struttura consta di tre livelli nei quali si aprono grandi aule, camere e passaggi scavati nella roccia viva fino a una profondità di oltre 10 metri dalla superficie. Pilastri e colonne, elementi a rilievo scolpiti sulle superfici della roccia e decorazioni dipinte, indicano l’alto livello tecnologico raggiunto.

Hal Saflieni Hypogeum.jpgThe Sleeping Lady from Hal Saflieni.jpg

Tratto da Capire l’archeologia, ed. Giunti

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