Sull’onda dei transatlantici. Arredi da viaggio

Fiat Rex. E in effetti fu un vero miracolo il transatlantico che portava questo nome. A molti noto per la scena del suo transito nelle acque di Rimini nel film ‘Amarcord’ di Fellini che per il Nastro Azzurro conquistato nel 1933, era straordinario.

Transatlantico-Rex-Amarcord.jpg

Un paradigma di tecnologia e di stile tutto italiano. Costruito in un solo anno (1930-31) nei cantieri Ansaldo di Genova, il 10 agosto 1933 strappò il Blue Riband a Ile de France, Queen Mary ed Europa effettuando la traversata Genova-New York in poco più di 4 giorni e mezzo (due in meno degli altri giganti) sotto il comando di Francesco Tarabotto, dimagrito di cinque chili per lo stress. La grandezza del Rex consisteva anche nella sua estrema eleganza: l’arredamento déco, infatti, era stato affidato alla ditta Ducrot di Palermo e aveva riscosso un enorme successo soprattutto presso i viaggiatori americani. Non era dispiaciuto nemmeno ai tedeschi, dai quali nel 1943 fu depredato di tutti i suoi arredi preziosi, per poi finire, l’anno successivo, rovesciato su un fianco e bruciato dopo essere stato colpito dalla Raf nella baia di Trieste. I sofisticati ed esigenti viaggiatori dell’epoca apprezzavano pure gli allestimenti dei fratelli Gino e Alfonso Coppedé, che nel loro laboratorio di Firenze ‘Casa Artistica’ avevano prodotto gli arredi dei transatlantici Conte Rosso, Conte Verde e Conte Biancamano. Il loro vivacissimo eclettismo mandava in visibilio miliardari stranieri come John Piermont e i Rothschild e le altezze reali di casa Savoia.

Conte-Biancamano-transatlantici.jpg

Il diktat per il lusso e il comfort a tutti i costi era stato inaugurato nel 1897 dal ‘padre’ dei moderni transatlantici, il Kaiser Wilhelm der Grosse, che aveva dato il via alla moda delle traversate oceaniche in grande stile, proseguita poi dal britannico Titanic per arrivare alle meraviglie galleggianti francesi e italiane. Furono proprio queste ad affermare definitivamente quello ‘style paquebot’ tramandato non solo da foto seppiate e da film glamour, catastrofici o nostalgici, ma anche da una ricchissima varietà di arredi e oggetti d’arte che, dopo lo smantellamento delle navi, sono passati nel mercato antiquario.

Kaiser-Wilhelm-der-Grosse.jpg

Kaiser-Wilhelm-der-Grosse-sala-fumatori.jpg

Uno dei transatlantici più ‘saccheggiati’ dai collezionisti, sempre a caccia dei suoi arredi, è stato il francese Normandie. Varato nel 1932, era un autentico tempio déco (ci vollero quasi due anni per concludere gli interni), costruito per ospitare un Olimpo di divinità ‘laiche’ che si chiamavano Lawrence Olivier, Cary Grant e Marlene Dietrich. Erano loro i protagonisti di un cerimoniale fastosissimo, ogni giorno celebrato sui ponti più alti che ospitavano, oltre a ristoranti, cinema, cappella e la suite Grand Luxe, quel Grand Salon divenuto leggendario per le opere d’arte che lo impreziosivano. Le pareti erano ricoperte dai pannelli in lacca d’oro disegnati da Jean Dupas (1882-1964) e realizzati da Jean Dunand (1877-1942), autore, quest’ultimo, anche dei quattro grandi pannelli orientalizzanti in lacca del fumoir. Così apprezzati da indurre Dumand a replicarli in dimensioni più contenute per soddisfare le richieste di chi voleva crearsi un angolo di Normandie in casa.

Normandie-transatlantic-interiors.jpg

Sempre nel Gran Salon, le poltrone e le sedie floreali disegnate da Jean-Maurice Rothschild (1902-1998) per Spade Frères (spesso battute alle aste internazionali per cifre difficilmente inferiori ai 5/7 mila euro l’una) erano riunite intorno ai 90 metri quadrati (per quattro quintali e mezzo di peso) di un tappeto di Aubusson realizzato su disegno di Emile Jean Joseph Gaudissard (1872-1956), pista da ballo serale degli esigenti viaggiatori di prima classe.

jean-maurice_rothschild_two_chauffeuses_circa_1934.jpg

L’impatto scenografico era un elemento indiscutibile e irrinunciabile dell’intero apparato decorativo e soprattutto del rituale del lusso che scandiva i quattro giorni e mezzo di traversata oceanica da Le Havre a New York (il Normandie conquistò il Nastro Azzurro nel 1935): così nell’enorme sala da pranzo di prima classe (più lunga della galleria di Versailles e con i soffitti alti 9 metri e mezzo) i camerieri si libravano carichi di portate fra 223 tavoli illuminati da titaniche applique di Lalique e apparecchiati con argenti di Christofle e cristalli di Daum, oggi proposti all’asta e nelle gallerie antiquarie a quotazioni decisamente abbordabili.

posate-argento-christofle-con-contenitore-ovoidale.jpg

cristalli-di-Daum.jpg

lalique-deco.jpg

L’epopea stilistica dei ‘paquebots’, però, non è solo Déco. Il France/Norway, infatti, è un grandioso transatlantico francese degli anni 60 che il collezionista Jacques Dworczak ha acquistato ormai in stato di abbandono nelle acque indiane di Alang. Arredi, oggetti d’arte, carte nautiche e persino le divise dell’equipaggio sono andate all’asta da Artcurial a Parigi. Un successone, con risvolti curiosi: il lotto più pagato è stato anche il più ingombrante e meno collocabile in una casa: la prua della nave, pagata ben 273.200 euro.

Paquebot-France-Norway.jpg

Per tornare in ‘acque italiane’, anche Gio Ponti (1891-1979) ha segnato una tappa importante nella storia dell’arredamento navale. L’architetto milanese aveva iniziato a interessarsene già negli Anni 20, ma è nel Secondo dopoguerra che ottiene i primi importanti incarichi, come racconta Paolo Piccione in ‘Gio Ponti. Le navi’ (Idea Books, 2007).

andrea-doria-interior-gio-ponti.jpg

La principale peculiarità di Ponti fu la capacità di riunire, in queste imbarcazioni, il meglio della creatività italiana dell’epoca, da Campigli a Poli, da Melotti a Venini. Delle sei navi di cui si occupò dal 1948 al 1953 l’ultima è l’Andrea Doria, tragicamente famosa per la collisione con la motonave svedese Stockholm al lago di Nantucket nel 1956. Tra i più famosi décor si ricordano, in particolare, l’enorme tela raffigurante una città ideale italiana del Rinascimento (lunga ben 48 metri) dipinta da Salvatore Fiume (1915-1997), già autore di un altro grande dipinto dedicato all’Italia medievale per il transatlantico Giulio Cesare, sempre curato da Ponti; l’appartamento ‘Lo Zodiaco’ decorato da Piero Fornasetti (1913-1988); gli arredi disegnati dallo stesso Ponti per Cassina e le ceramiche di Ginori per la tavola: alcune di queste furono recuperate dal naufragio e una piccola selezione è stata battuta da Sotheby’s nel giugno 2008 a New York.

La-città-ideale-andrea-doria-by-salvatore-fiume.jpg

Di Fabiana Fruscella

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...