Monete vecchie di zecca

Il denaro è lo sterco del demonio, certo, ma può anche essere lo specchio dell’anima di una civiltà. In questo senso la numismatica è una disciplina – e poi una passione collezionistica – che sconfina nei territori ‘alti’ dell’estetica, della storiografia, delle scienze politiche ed economiche. Ne ebbero un precoce sentore già i Romani, accaniti cultori e raccoglitori di monete. Cassiodoro, una sorta di ministro delle finanze dell’imperatore germanico Odoacre (434-493 d.C.), profetizzò per primo l’idea di una futuribile scienza numismatica. Traduciamo dal suo latino vagamente tardo: ‘Le monete emesse ai nostri tempi ci faranno ricordare nei tempi futuri’. Era l’epoca estrema della decomposizione dell’impero d’Occidente. L’intuizione di Cassiodoro aveva alle spalle, va detto, una solida tradizione culturale di protocollezionismo numismatico, sviluppatosi soprattutto in età augustea. Svetonio racconta che Augusto, durante i Saturnali, distribuiva al popolo – in mezzo ad altri doni preziosi – monete di vari conii: pezzi più antichi, romani, oppure di origine straniera. Potevano essere le belle emissioni di Siracusa, di Taranto, o del Metaponto. Poteva essere uno statere di Rodi…Le monete più rare erano raccolte con l’intenzione di utilizzarle, poi, in sofisticate montature di oreficeria. Plinio, invece, ci parla di collezionisti eccentrici, che si divertivano a cercare le monete false, sovente pagate più di quelle autentiche. A questo proposito bisogna precisare che allora si contraffacevano soprattutto le monete d’oro, messe in circolazione al pari del denaro falso di oggi. Un’altra monetazione ‘spuria’, rispetto al conio di Roma, era quella ‘imitativa’ delle popolazioni barbariche, sempre relativa a una fase precedente alla coniazione autonoma e originale. Tali falsi storici sono ora ambitissimi dai moderni amatori e collezionisti.

Victorinus - Barbarous Imitation. A.D. 268-270. AE antoninianus (2.52 g, 19.3 mm). Barbarous legend, radiate and draped bust right  Barbarous legend, Jupiter standing..jpg

La questione della falsificazione è un problema di grande attualità. Negli ultimi anni, infatti, il proliferare delle aste telematiche ha travolto, come un uragano, anche il collezionismo numismatico. E se da un lato ciò ha agevolato un certo tipo di ricerca, attestato dalla nascita di interessanti forum, dall’altro ha incrementato la diffusione di falsi, talvolta assai grossolani, provenienti soprattutto dalla Cina e dalla Bulgaria. Il dilagare del commercio in rete, oltretutto, tende a imporre sempre più gli standard tecnici nordamericani, che insistono a oltranza sullo stato di conservazione della moneta classica, sostenendo interventi spregiudicati, spacciati come restauri filologici: è normale, così, imbattersi in monete greche o romane completamente ripatinate, con i rilievi e con le legende artificiosamente ripassati al bulino.

Gli elementi che incidono sul valore di una moneta si possono sintetizzare in tre punti. Il primo è il significato storico: una moneta di Cleopatra, per esempio, è molto più ricercata i quella di un qualsiasi altro Tolomeo, anche nel caso in cui sia assai più frequente.

Cleopatra VII Thea Neotera, 50 - 31 BC. Fantastic and massive bronze 80-drachmae diobol. Minted at Alexandria, Egypt.jpg

E un analogo discorso potrebbe valere per i dieci scudi d’oro del 1610, battuti sotto Carlo Emanueleia, dal prezzo infinitamente più alto rispetto ad altre introvabili emissioni seicentesche.

Carlino d'oro di Carlo Emanuele I di Savoia, 1610.jpg

Il secondo punto è il prgio artistico: la ritrattistica romana, di indole più concreta rispetto alla rarefatta stilizzazione greca, arriva a toccare inimmaginabili vette di verismo descrittivo, mentre le più singolari monete celtiche sembrerebbero partorite dal genio rivoluzionario di Picasso. Ultimo elemento è la rarità: si tratta, però, di un concetto relativo, condizionato dall’andamento ondivago delle mode e indissolubilmente connesso alla richiesta id mercato.

La numismatica è una disciplina che ci aiuta a conoscere e a ricordare. Ci ricorda che il sesterzio (la vera star del collezionismo globale) fu introdotto intorno al 210 a.C., come piccola moneta d’argento, in un tempo in cui il denaro valeva ancora in base al peso e non aveva un significato puramente simbolico; con la riforma monetaria di Augusto, verso il 23 a.C., il sesterzio venne aumentato notevolmente di dimensione – una vera trovata pubblicitaria! – e prodotto in oricalco, una lega di rame e zinco simile all’ottone, di valore doppio rispetto al bronzo.

Lira Italiana, Vittorio Emanuele II, 24 agosto 1862.jpgLa numismatica ci ricorda che la lira italiana, come il tricolore, risale al periodo napoleonico, anche se in realtà iniziò il suo corso legale il 24 agosto 1862, sostituendo tutte le altre monete circolanti nei vari stati preunitari. La numismatica rammenta che uno dei nostri più straordinari collezionisti di monete è stato proprio Vittorio Emanuele III.

Di Armando Audoli

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