Il mare in tavola

L’acquereccia non è molto diversa da una brocca: ha un recipiente e un manico. Attorno a questi semplici elementi, però, i maestri del vetro della Venezia del Cinquecento hanno saputo costruire un oggetto di straordinaria grazia e leggerezza, una navicella con un beccuccio sulla prua, le vele lavorate a pinza e un delfino applicato sulla coffa, la parte alta della nave dove un tempo si arrampicavano i marinai per avvistare il pericolo. Il pesciolino ha gli occhi di perla e il corpo lavorato a ‘rigadin ritorto’, una decorazione formata da costolature sottoposte a torsione. Tanta ricercatezza trasformava un comune versatoio in un elemento da tavola altamente decorativo, oggi puntualmente documentato nei musei.

acquereccia museo vetro murano.jpg

Secondo le cronache cinquecentesche, era stata Armenia, la figlia del pittore Alvise Vivarini (1445 circa-1502), a ottenere il monopolio per la fabbricazione di navicelle, ma questi modelli si erano diffusi anche altrove, per esempio nei Paesi Bassi e, in genere, ovunque si producessero vetri ‘à la façon de Venise’. Un oggetto fortunato, dunque, poi ampiamente ripreso con infinite varianti nell’Ottocento, epoca di crescente interesse per i vetri rinascimentali e barocchi e segnata da una forte ripresa del gusto marino. Coppe e bicchieri sorretti da delfini, ippocampi e da una fauna fantastica erano realizzati in vetro soffiato e cristallo a foglia d’oro, illuminate da polveri di rubino e di altri colori. Conoscono una nuova fioritura anche le eleganti fiasche con il corpo a conchiglia riconducibili alla vetraria d’epoca romana, poi riprese dai veneziani che le realizzavano frequentemente con il vetro girasol, dai riflessi opalescenti, e note con il nome di ‘fiasche del pellegrino’.

Majolica-Palissy-fish-plate-473x407.jpgI maestri ceramisti, a loro volta, hanno trovato nel mondo marino una costante fonte di ispirazione: le manifatture Nove di Bassano o le britanniche Chelsea, Worcester, Bristol e Plymouth, per esempio, attingevano al suo pressoché infinito repertorio di forme e colori per scenografiche composizioni trompe-l’oeil. Sulle saliere, sulle terrine e sulle antipastiere uscite dai loro laboratori erano modellati gamberi, granchi e aragoste, mentre i centrotavola imitavano elaborati intrecci di coralli e conchiglie. Un esempio originale e al tempo stesso autorevole del tema marino è offerto dall’opera del ceramista francese Bernard Palissy (1509-1590) che fu anche naturalista e scultore. Riuscì a creare oggetti straordinari decorando un vasellame Monumental French Palissy ware majolica platter Ca 1891.jpgrustico dalle forme tradizionali – soprattutto piatti e vassoi – sul quale, però, guizzano anguille e pesciolini trompe-l’oeil, eseguiti con la tecnica del bassorilievo e colorati con smalti stanniferi: opere che hanno esercitato una duratura influenza su molti maestri artigiani. Nella tradizione delle zuppiere trompe-l’oeil un posto importante spetta anche a Paul Hannong, la cui vicenda umana e professionale si intreccia a quella della fabbrica di ceramiche di Strasburgo, prestigiose testimonianze dell’alto livello raggiunto in questo campo in Europa nel Settecento. La moda ha avuto ripercussioni anche in Oriente dove i temi naturalistici rappresentano una tradizionale fonte di ispirazione. Nella simbologia cinese, la carpa, pesce beneaugurale per eccellenza fin dalle epoche remote, oltre che simbolo di forza e di longevità, riveste un ruolo di primo piano. La sua sagoma orna architetture imponenti e preziosi oggetti per la tavola.

Whiting aesthetic period sterling silver salad set, with applied crab and shell motifs, c1885.jpg

Negli argenti il tema marino trova largo spazio nelle posate da pesce, ma anche negli eleganti vassoi per servire in tavola i crostacei, con i coperchi ‘incorniciati’ da granchi e aragoste. Sono le terrine, però, gli autentici banchi di prova nei quali si cimentarono tradizionalmente sconosciuti artigiani e maestri celebrati quali Juste Aurèle Meissonier che, per i suoi trionfi rococò, sceglieva pesci e crostacei ai quali imprimeva un tocco surreale.

A tureen designed by Juste-Aurele Meissonnier and made by Pierre-Francois Bonnestrenee.jpg

Nel 1750-51 Paul de Lamerie disegnò una spettacolare zuppiera a forma di tartaruga, un oggetto in cui la convinzione del potere afrodisiaco del brodo ottenuto dalle carni di questo animale si lega all’esotismo dell’epoca.

Tureen by Paul de Lamerie in 1750.jpg

Uno dei casi più eclatanti, infine, è quello dell’orafo John Bridge of Rundell che nel 1825-26 plasmò una preziosa saliera utilizzando il guscio di un riccio vero. Queste due opere oggi figurano nelle prestigiose collezioni del Victoria and Albert Museum di Londra.

John Bridge of Rundell, Bridge and Rundell, Silver salt cellar, London.jpg

Di Maria Luisa Magagnoli

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