Nascosta dalla giungla – Tikal

NASCOSTA DALLA GIUNGLA

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“Davanti a noi apparve come una nave incagliata nel mezzo dell’oceano, con gli alberi perduti, il suo nome svanito nel nulla, l’equipaggio perito e nessuno per dirci da dove provenisse e cosa ne causò la distruzione”, così descrisse John Lloyd Stephens nel 1842 il sito di Tikal nel suo Incidents of Travel in Central America, Chiapas and Yucatàn. La posizione sperduta nella foresta e il fatto che la giungla ne avesse quasi interamente ricoperto le meravigliose rovine avevano salvaguardato Tikal dalle distruzioni operate dai Conquistadores. Nel 1848 l’antica città maya fu scoperta ufficialmente dal mondo accademico, con una prima spedizione governativa guidata da Modesto Méndez e Ambrosio Tut.

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Nel 1877 Tikal fu esplorata da una spedizione diretta dall’esploratore svizzero Carl Gustav Bernoulli, che rimosse gli architravi lignei del Tempio I e del Tempio IV e lì spedì in Svizzera presso il Museum fuer Voelkerkunde di Basilea, dove si trovano tuttora. Le ricerche scientifiche ebbero inizio con Alfred Percival Maudslay, che realizzò mappe e fotografie delle più importanti strutture, attività proseguita da Teobert Maler tra il 1895 e il 1904; successivamente esplorarono Tikal Alfred M. Tozzer e Raymond Merwin (che nel 1911 ne pubblicarono la prima mappa) e Sylvanus Griswold Morley, che annotò le iscrizioni avviandone la decifrazione. Imprescindibili gli scavi condotti dal 1956 da Edwin M. Shook nell’ambito del Proyecto Tikal della Pennsylvania University.

TIKAL CITTA’ DELLE BASSETERRE

A Tikal è stata individuata una lunghissima sequenza di occupazione, dal 600 a.C. al 900 d.C. circa: la città fu uno dei centri di irradiazione della cultura maya delle basseterre, il luogo in cui apparvero per la prima volta i tratti culturali prototipici che avrebbero influenzato la storia delle città maya del Periodo Classico (200-900 d.C.).

Secondo in modello “di interazione tra comunità paritarie”, il sito fu una delle numerose e dinamiche città maya che attraversarono l’intero corso storico di questa civiltà: intrattenendo relazioni, alleanze e lotte con altre comunità, ricevendo ed amando influssi che da questo centro delle basseterre arrivarono fino all’Altipiano Centrale, dove particolarmente stringenti sembrano essere stati i contatti con Teotihuacan. Al pari di molti altri siti maya, la storia di Tikal è stata ricostruita soprattutto grazie alla decifrazione delle iscrizioni di stele e monumenti, in cui venivano annotati eventi e date fondanti, oltre che i nomi dei sovrani che si succedettero alla guida della città.

ARCHITETTURE VERTICALI

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Si tratta del più vasto sito maya del Guatemala, che si estende su una superficie di 60 metri quadri in cui si concentrano oltre 3000 monumenti. Prodotto di secoli di ininterrotta attività edilizia, Tikal esprime al meglio l’attitudine urbanistica maya verso continui rifacimenti e ristrutturazioni. In effetti, in una sorta di singolare “anarchia urbana”, Tikal non ha un tracciato pianificato, presentandosi piuttosto come la somma di numerosi complessi, posti in collegamento da quattro cammini (o calzadas, recanti i nomi dei principali archeologi che hanno lavorato nel sito) che si dipartono dalla Gran Plaza: è questo un vasto settore a pianta rettangolare delimitato a settentrione dall’Acropoli Nord, a est dal Tempio I, a ovest dal Tempio II e a sud dall’Acropoli Centrale. Il Tempio I è una straordinaria opera architettonica che come, altre piramidi maya, ospita alla base la sepoltura di un sovrano di Tikal.

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Al termine della Calzada Tozzer è ubicato il Tempio IV, risalente al 742 d.C., che con i suoi imponenti 70 metri di altezza rappresenta il più alto edificio maya conosciuto fino ad oggi.

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A Tikal esistono anche campi per il rituale gioco della pelota, strutture per i bagni di vapore e vasti quartieri residenziali. Parte integrante dell’architettura della città erano i monumenti scolpiti, soprattutto altari e stele, decorati da iscrizioni in cui erano riportate le vicende dinastiche e gli eventi di grande significato per la vita cittadina.

Tra di esse occorre citare la Stele 29 su cui figura la più antica datazione a oggi nota per l’area delle basseterre, il 292 d.C.

Estela 29 Los Reinos Mayas del Periodo Clásico (250-909) (II) El Reino de Tikal.png

Tratto da Capire l’archeologia, ed. Giunti

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